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Salvatore Isaia, presidente di Federsociale
Umberto”, un secolo di successi
Tanti ospiti illustri hanno partecipato in via Alabardieri all'evento organizzato dalla famiglia Di Porzio "Umberto", un secolo di successi
Napoli, 13 giugno 2016

Cento  anni di storia per la "Pizzeria Umberto". Un secolo esatto di successo che nell'ispirare festeggiamenti e celebrazioni vede i ricordi di ieri riconcorrere le soddisfazioni del presente. A Napoli, era il 1916 e mentre il Cafe Chantant si accingeva a chiudere in soffitta i suoi lustrini e le sue paillettes e l'incedere della prima guerra mondiale cancellava le tracce di una città allegra, piena di dive da "varietà", ufficiali di cavalleria e provocanti fioraie, i coniugi Ermelinda e Umberto Di Porzio scelsero via Alabardieri per aprire una piccola trattoria. Una scelta felice la loro, che nella cornice di una Napoli mondana pronta a lasciare tutto nelle mani di un cinematografo sinonimo di trasformazione e modernità, regalava ai partenopei un locale da subito votato alla ereditarietà grazie ai sei figli che la prolifica coppia mise al mondo. Nata all'insegna di una cucina semplice, la trattoria dei Di Porzio, che tra le carte vincenti annoverava il vino della casa ed i prodotti di un piccolo orto di famiglia sulla collina di Posillipo, conquistò presto la simpatia della clientela Per Ermelinda ed Umberto, in breve, gli affari aumentarono al punto da incitare la coraggiosa coppia ad ingrandirsi ed a trasformare il locale, in quello che attualmente tutti conoscono come il "Ristorante Pizzeria Umberto". Intanto, eravamo giunti nel 1926 e l'impresa dei Di Porzio nel registrare sempre maggiori consensi andò avanti alla grande fino a quando, nel 1951, il brillante duo di ristoratori decise di lasciare tutto, con l'organizzazione di una vera e propria cerimonia dai toni diplomatici, nelle mani dei figli Giuseppe, Mario, Bianca e Flora. Arrivato l'anno 1959, don Umberto, anche conosciuto come "'O Treddeta", in quanto privo di due dita della mano destra, mori ed i due figli maschi lavorarono insieme ancora per circa vent'anni. Fu negli anni Settanta, in virtù della decisione di Mario orientato a dedicarsi ai locali notturni e dell'abbandono delle sorelle, che tutto finì nelle mani di Giuseppe. Rigoroso e sempre teso verso uno stile di vita fatto di severità e regole precise, Giuseppe Di Porzio, teneva costantemente tutto sotto controllo, lasciando alla moglie Maria, che aveva sposato nel 1950 dopo l'incontro in un bar a pochi passi dal locale, il solo compito di fare diplomazia con i clienti. Soprannominato "O ragiuniero", fu proprio don Peppino che legò il successo del Ristorante Umberto, a quello di rinomata pizzeria, grazie alla fortunata scelta del pizzaiolo Leopoldo Arienzo. Oggi a conferma del fatto che il ristorante "Umberto" si basa da sempre sul susseguirsi delle generazioni della stessa famiglia, nel mentre si festeggiano i primi cento anni di gloriosa attività, il tutto è saldamente in mano a Massimo Di Porzio (nella foto con le sorelle), presidente vicario dell'Associazione Verace Pizza Napoletana e presidente dell'Associazione Ristoratori della Confcommercio ed alle sorelle Lorella, Roberta e Linda. Tant'è che con Lorella, Sommelier e Donna del Vino impegnata con gli abbinamenti dei nettari della fornita cantina di casa, Roberta intenta a supervisionare l'andamento della cucina, Linda nel molo di socio ed architetto e Massimo alle prese con la parte commerciale e gestionale, i cento anni di vita del locale rappresentano soltanto un nuovo punto di partenza fatto di passioni e obiettivi. Ecco perchè sullo sfondo di un suggestivo e super affollato angolo di Chiaia, l'emblematica festa per l'importante centenario si è identificata in un momento di crescita culturale e sociale per una Napoli ancora nobilissima. Animata da tantissimi ospiti illustri, tra cui i sindaci di ieri e di oggi Bassolino e De Magistris, il console generale francese Jean-Paul Seytre, il candidato Gianni Lettieri, il professore Luigi Labmna, l'avvocato Anton Emilio Krogh, il presidente dell' Associazione Verace Pizza Napoletana, Antonio Pace, alcuni noti maestri pizzaioli come Gino Sorbillo, Gennaro Luciano, Guglielmo Vuolo, Salvatore Grasso, Giovanni Improta, Salvatore Santucci ed il gastronomo Mario Avallone, la lieta adunata per "Umberto", ancor più vivacizzata dagli aneddoti raccontati da Gigi Di Fiore, dalle canzoni di Raffaello Converso e dal Vmyl Dj Set di Pietro Natale, sì è subito trasformata in quella di una città che lavora e produce nel segno della storia, dell'eleganza e delle proprie bontà.
di Giuseppe Giorgio
fonte “Roma”
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