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L'inflazione sale, i consumi no
Napoli, 4 febbraio 2017

Torna a salire l'inflazione anche in Italia. Dopo il -0,1% registrato per l'intero 2016, secondo le stime preliminari dell'Istat, a gennaio l'inflazione registra un aumento dello 0,2% mensile e dello 0,9% annuale. Si tratta dei migliori dati dal 2013. Sono però numeri da maneggiare con cautela, perché i consumi di massa non sono ripartiti. Il dato migliora solo perché il mese scorso infatti si sono registrati su benzina e prodotti freschi aumenti "insani" come li ha definiti Federdistribuzione. I beni energetici non regolamentati sono infatti cresciuti del 9% mensile. I prodotti alimentari non lavorati hanno registrato un 5,3% legato al maltempo: 20,1% dei prezzi dei vegetali freschi e del 7,6% della frutta in un anno, secondo Coldiretti. Un dato quest'ultimo che influenza anche l'andamento dell'indice, cosiddetto carrello della spesa' che comprende i beni alimentari, per la cura della casa e della persona, che in un solo mese aumentano dell' 1,1 % e dell' 1,9% su base annua dal 0,6% registrato a dicembre). Il balzo dell'inflazione a 0,9% annuo significa, per una coppia con due figli, la classica famiglia italiana, avere una maggior spesa annua di 342 euro secondo i conti dell'Unione Nazionale Consumatori. Secondo i calcoli dell'associazione, un pensionato con più di 65 anni sborserà 177 euro in più nei dodici mesi, 180 euro un single con meno di 35 anni, 261 euro una coppia senza figli con meno di 35 anni. Guardando all'indice armonizzato dei prezzi al consumo (Ipca), che comprende anche l'andamento dei saldi invernali dell'abbigliamento e calzature, però si registra un calo del 2,0% mensile e dello 0,7% su base tendenziale. "In realtà l'inflazione di fondo, cioè quella al netto di tutte queste componenti, arretra di un decimale: 0,5% da 0,6%. Non sembra, dunque, esserci alcun segnale nuovo" conferma Confesercenti. Ma non è una buona notizia. Perché l'Italia resta comunque lontana dai dati degli altri Paesi europei a gennaio: Germania 1,9% annuo, Francia 1,4%, l'eurozona 1,8%. Anche in questi Paesi pesa l'andamento dei prodotti petroliferi come in Italia, ma da più tempo i ritmi sono più sostenuti, c'è una specificità italiana in questa forbice legata alla bassa crescita degli stipendi e quindi dei consumi. Che non si tratti di una vera svolta, e che il rischio deflazione resti dietro l'angolo per l'intera Europa, l'ha confermato solo ieri la Bce che nel bollettino mensile ha scritto chiaro e tondo che nonostante il forte incremento sui dodici mesi della componente relativa ai beni energetici, "non vi sono ancora segnali convincenti di una tendenza al rialzo dell'inflazione di fondo." Ciò da un lato è per l'Italia una buona notizia, poiché l'Eurotower proseguirà negli acquisti del QE partito proprio per far arrivare nel medio termine l'inflazione dell'eurozona stabilmente al 2%.
Dall'altro però espone un Paese come il nostro che importa gran parte dell'energia che consuma, a pesanti e improvvise variazioni del costo del lavoro, specie in vista dei futuri aumenti dei carburanti. I futures a tre mesi sul greggio stanno infatti toccando in questi giorni i nuovi massimi da molti mesi, e poi c'è il rischio accise paventato dal Governo per "saldare" i conti su richiesta dell'Unione europea. «Ancora una volta di pesante incertezza economica e politica che frena il recupero della fiducia da parte di famiglie ed imprese» evidenzia Confesercenti, che conferma l'esito negativo dei saldi di inizio 2017. Dopo beni energetici, secondo Confcommercio "non si può escludere che le tensioni si propaghino ad altre categorie di consumo, con la conseguenza di rendere lo scenario macroeconomico italiano, in assenza di apprezzabili dinamiche occupazionali, soggetto a rischi di compressione del potere d'acquisto e, quindi, di riduzione della crescita del Pil sotto l'1%, oggi ancora possibile." Concorda Federdistribuzione, secondo cui *** t147-51 7,77111191N41 - vw- -44 l'impennata inflattiva "insana" per il presidente Giovanni Cobolli Gigli, è «potenzialmente in grado di frenare ulteriormente la ripresa» dopo un 2016 dove le vendite al dettaglio nei primi 11 mesi sono cresciute dello 0,1%, mentre in Europa sui 12 mesi si è registrato un 1,1%, a dicembre però -0,3% mensile stando ai dati diffusi ieri da Eurostat.
Jan Pellissier
Fonte: Quotidiano del Sud di sabato 4 febbraio 2017
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